Com’è nata la musica?

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Come e quando è nata la musica?

Ci sono diverse teorie su quale sia l’origine della musica: Charles Darwin sosteneva che, sulla falsa riga dei suoni animali, derivasse dai canti per l’accoppiamento. Secondo Karl Bucher e Richard Wallaschek invece, partiva dal ritmo, come base di sottofondo per le attività lavorative quotidiane.


Jeremy Montagu, ricercatore dell’Università di Oxford, nel suo studio How Music and Instruments Began: A Brief Overview of the Origin and Entire Development of Music, from Its Earliest Stages del 2017, parte dall’idea secondo cui la musica sia apparsa prima della parola. Il fulcro di questa ricerca sono il potere e la funzione della musica, visto la sua costante presenza in tutte le società. La sua definizione di musica è “un suono che trasmette emozioni”, come ad esempio il canto di una madre per calmare il proprio bambino.

Se cerchiamo di definire quando l’essere umano abbia iniziato a produrre musica, la risposta cambia in base al suo concetto: se con musica definiamo un sistema organizzato di suoni, allora dobbiamo risalire all’Antica Grecia. Se invece la identifichiamo con la semplice riproduzione volontaria di suoni, possiamo dire che la musica sia nata nel Paleolitico. Infatti, analizzando crani e mascelle fossili delle prime scimmie, gli scienziati hanno scoperto che già l’uomo di Neanderthal era in grado di cantare, o meglio che fosse dotato di un’anatomia vocale tale che se avesse voluto cantare, avrebbe potuto. Che l’abbia fatto o meno, questo rimane un mistero.


Il primo strumento musicale invece sono state probabilmente le mani, per imitare il ritmo dei piedi che corrono, o di un cuore che batte, oppure per rendere meno noioso un lavoro faticoso e cadenzato. Il passo successivo venne compiuto con l’introduzione di pietre, bastoni, o ossa di animali. Gli strumenti più antichi ritrovati risalgono a circa 40000 anni fa, e sono delle ossa di ali di volatili. Altri reperti storici testimoniano inoltre che 12000 anni fa, gli uomini colpissero le stalattiti nelle grotte, che fungevano da cassa di risonanza.

Secondo Montagu comunque, la ragione principale per cui è nata la musica è quella di unire le persone. “La musica crea legami, come quello tra madre e figlio o tra i gruppi – spiega il ricercatore – La musica aiuta i lavoratori a essere contenti quando svolgono un lavoro ripetitivo e noioso, e aiuta le persone a collaborare, aumentando la forza del loro lavoro. Danzare o cantare insieme prima di una caccia o di una battaglia lega i partecipanti, rendendoli un gruppo coeso. È stato addirittura suggerito che la musica, generando questo legame, abbia creato le fondamenta non solo della famiglia ma della stessa società, facendo in modo di unire individui che altrimenti avrebbero condotto una vita solitaria”.

C’è poi un’ulteriore affascinante domanda che molti scienziati si sono posti: c’è musica nello spazio? Per scoprirlo, e per estensione per scoprire se c’è vita al di fuori della Terra, la Nasa nel 1977 lanciò due sonde spaziali, chiamate Voyager 1 e Voyager 2, contenenti suoni ed immagini che rappresentassero le diverse varietà di vita e di cultura presenti sul nostro pianeta. Al suo interno c’erano suoni naturali, saluti in più di 50 lingue diverse, immagini, e tracce musicali, tra cui Bach, Beethoven, Mozart, antichi canti tribali e anche Johnny B. Goode di Chuck Berry.

Le possibilità che questo messaggio, più simbolico che reale, raggiunga un potenziale destinatario, sono quanto mai remote, ma a noi piace immaginare che, da qualche parte nell’universo, ci sia qualche forma di vita che stia pensando: “Però! Niente male questo Rock n’ Roll”

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