Fabrizio De André: 45 anni di Storia Di Un Impiegato

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Oggi abbiamo deciso di parlarvi di una delle più interessanti opere di Fabrizio De André. Uno degli effetti della diffusione del Covid-19 nel nostro Paese è che il lavoro è tornato centrale nel dibattito pubblico: ci si è accorti del suo enorme valore sociale, lo stesso di quando rivendichiamo un salario che permetta di vivere con sicurezza, stabilità e rispetto dei diritti. Come si collega tutto ciò con il grande artista ligure? Scoprilo continuando a leggere..

Il contesto sociale di Fabrizio De André

Nonostante il comune argomento, il concept album “Storia di un impiegato” di Fabrizio De André viene pubblicato in tempi molto diversi dai nostri (2 ottobre 1975) in cui la musica era uno dei mezzi che permettevano alle classi operaie e studentesche di trovare un “sostegno morale” per i loro movimenti di protesta. Il protagonista della storia è un giovane impiegato che, dopo aver ascoltato un canto del Maggio francese, decide di ribellarsi individualmente all’abuso di potere.

Introduzione

Dopo l’attacco strumentale, viene introdotto il personaggio dell’impiegato mentre osserva gli studenti ribelli del ’68.

La Canzone del Maggio

Riprendendo un canto degli studenti del Maggio francese, in questo brano il cantautore genovese ricorda che i veri nemici del cambiamento non sono solamente i poliziotti o i padroni, bensì tutti quelli che, pur potendo partecipare agli scontri di piazza, hanno preferito rimanersene in disparte.

La Bomba In Testa

In questo brano il protagonista comincia a chiedersi per quale motivo dei ragazzi poco più giovani di lui si siano lanciati in una rivolta quasi certamente condannata alla sconfitta. Si rende conto, quindi, di trovarsi inchiodato alla sottomissione automatica che il potere impone e di avere ancora la forza per ribellarsi, anche adesso che le rivolte studentesche sono finite. Così, comincia a sognare un modo per “farcela da solo”…

Al ballo mascherato

Dapprima sogna di mettere una bomba in un ballo mascherato dove sono radunati tutti quei personaggi che, nella storia, hanno simboleggiato un ideale: c’è Cristo, Dante Alighieri, La Statua della Libertá e persino il padre e la madre dell’impiegato, le prime figure di potere che incontriamo nella nostra vita e che fanno di tutto per soddisfare i propri bisogni personali. Questa vendetta solitaria é la liberazione da tutto, perche’ tutto e’ potere: padroni, amici, poliziotti e genitori.

Sogno numero 2

In “Sogno numero 2” la voce di De Andrè impersonifica quella di un giudice: l’impiegato è stato infatti scoperto, e ora crede che ad attenderlo ci sia una pena terribile. Scopre invece che il potere gli è grato per quella bomba, poiché ha rinnovato ed alimentato il sistema! Distruggendo una parte di esso l’impiegato ha infatti giudicato, giustiziato e ucciso i potenti, entrando automaticamente a far parte del potere stesso che credeva di annientare, a tal punto da poter decidere autonomamente la sentenza che lo riguarda.

La canzone del padre

L’impiegato prende il posto di suo padre, rappresentato nel brano da un ponte da cui si vedranno sia le navi piccole “da dirigere al fiume” sia le navi grandi che “sanno già dove andare”. La metafora é fin troppo chiara: sei entrato nel potere ed hai qualcuno da comandare, ma avrai sempre qualcuno che ti comanderá. Egli si accorge però di come la vita del padre sia snervante e piena di frustrazioni, e che neanche la famiglia puo’ costituire un’ancora di salvezza per chi cerca di liberarsi dal potere. Tutti questi tormenti lo svegliano dal sogno: é sudato, ma ha le idee più chiare.

Il Bombarolo

Il protagonista ha finalmente capito che il suo vero obiettivo non deve essere un semplice ballo dell’alta borghesia, bensì il Parlamento. Prima di far esplodere la bomba, però, si esprime contro diverse categorie di persone: innanzitutto gli impiegati come lui a cui va bene che il potere decida al posto loro, poi gli intellettuali, che cercano una via del cambiamento senza decidersi ad affrontare alcuna azione materiale. Purtroppo per lui, invece del Parlamento ad esplodere è un innocua edicola: nei giornali dell’edicola che salta in aria, gli sembra di scorgere l’immagine della sua donna che, informata dell’accaduto, lo lascia solo e disperato…

Verranno a chiederti del nostro amore

L’impiegato, dal carcere, vede la sua donna intervistata dai giornali e ripensa al loro rapporto. Nella canzone si rivolge a lei con molta amarezza, per come la donna amata si sia concessa al primo uomo che la mantenesse: nonostante l’amore reciproco, nessuna delle due personalità è cambiata e la donna si è “fatta scegliere” da coloro che l’impiegato ha cercato, invano, di distruggere.

Nella mia ora di libertà

Il termine di questo bellissimo disco sembra comunque l’invito, ancora una volta, a tentare la rivoluzione: i carcerati si ribellano ai secondini e l’individualismo iniziale lascia il posto alla rivolta di massa, la stessa che mise l’impiegato nella condizione di guardarsi intorno e capire “che non ci sono poteri buoni”. Il disco si conclude come si era aperto: con i versi più significativi e la musica della Canzone del Maggio.

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