Mario Riso: “L’africa, i Rezophonic e la mia sete di rock”

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L’esperienza in Africa, l’amicizia con Icio de Romedis, i Rezophonic, il Rock: Mario Riso ci accoglie nel suo studio, col sorriso di chi è contento di ciò che fa, ci accoglie nel suo mondo e ci racconta la sua storia.

Partiamo in ordine temporale dalla cosa più recente, il singolo Mayday, prodotto in collaborazione coi Lacuna Coil. Come nasce questa collaborazione?

Il pezzo nasce dalla mia esigenza di trattare in ogni disco una tematica diversa. Il primo disco parte da un’esperienza in Africa, dove ho conosciuto la sete. In quel periodo stavo realizzando il disco solista e, alla luce di quella esperienza incredibile, ho deciso di farlo diventare un progetto umanitario. Il primo, quindi, parla di Africa, il secondo di acqua. Insieme a Caparezza abbiamo prodotto “Nell’Acqua” che è diventato l’emblema del nostro progetto. Nel terzo ho parlato di sprechi. Lo spreco è qualcosa di stupido il più delle volte, che ti mette nelle condizioni di fare una vita assurda, per mantenere ciò di cui non hai bisogno. Questo quarto disco, invece, si rivolge ad una categoria di persone, i “chiacchieroni”. Nella vita c’è chi fa, e chi critica chi fa. Spesso parlare è gratis. Fare costa tempo, denaro e fatica. Con “Mayday” ho pensato ad una tipologia di canzone che chiudesse un cerchio. Siamo partiti con “Can You Hear Me”, con cui chiedevamo di essere sentiti, e chiudiamo il cerchio con una canzone con sonorità simili. Ho coinvolto i Lacuna Coil perché ci sono sempre stati, sin dall’inizio. Abbiamo unito i festeggiamenti per i loro 20 anni e i 10 dei Rezophonic, raccontando una storia, dicendo che noi nel nostro piccolo qualcosa l’abbiamo fatta. Non abbiamo cambiato certo le sorti del mondo, ma ci abbiamo messo la faccia, ci abbiamo provato, facendo charities e facendo, spero, della buona musica. Queste due cose unite, mi hanno fatto venire in mente di scrivere questo testo, che parla di due tipi di persone: quelle che sono come cicatrici che rimangono per sempre sulla faccia, e quelle che sono come l’acqua, che si scioglie e non rimane più nulla. Nel ritornello diciamo in inglese show yourself, show me what you’ve got, ed è il messaggio chiave che si vede anche nel video.

Parliamo del video, per l’appunto.

Il brano è stato prodotto in collaborazione da Marco Cotti Zelati, bassista dei Lacuna Coil, e da Olly Riva, il cantante degli Shandon e dei The Fire. Sono due produttori italiani, ma il suono di questa canzone è veramente internazionale. A Marco avevo dato una fregatura: gli ho dato un provino orribile, ma lui mi ha fregato e mi ha tirato fuori un pezzo bello come me l’ero immaginato. Detto questo, insieme ai registi ci è venuto in mente di inscenare una specie di circo nel quale i circensi vanno sul palco e ci mettono la faccia, si accende la luce e tocca a loro. È un po’ quello che succede a noi nella nostra vita. Dall’altra parte ci sono gli spettatori, identificati come persone con maniche lunghe che gli coprono le mani, con occhi piccoli e bocca grande. Questa categoria dei leoni da tastiera, dei chiacchieroni in generale, è stata messa in bella mostra in questo video, e nel finale siamo noi che prendiamo il pubblico, lo mettiamo sul palco, ci sediamo sugli spalti per dire “ok vediamo cosa sapete fare voi!”.

Quando uscirà il nuovo album?

L’album è pronto, ma siccome questa è l’epoca dell’usa getta, e siccome costa tanta fatica economica ed artistica produrre un album, viverlo così come “adesso è uscito, pensa al quinto”, non mi va! Questa è una cosa che non voglio più permettermi, quindi pubblicheremo un singolo alla volta, e poi l’album. Io solitamente pubblico un disco ogni 4 anni, ci siamo nei conti quindi. Magari entro fine dell’anno cercherò di farlo uscire ma, soprattutto per rispetto degli artisti che hanno regalato un frammento della propria arte, non mi va di bruciare tanta fatica e tanto lavoro. Il problema forse è un altro, ossia che quello che rappresento io è poco interessante per il mondo. Non ha mai preso una prima pagina qualcuno che salva una vita umana. La prima pagina la prende sempre chi fa un danno. Questa è la legge alla quale io mi sono dovuto attenere. È poco interessante dire che con la tua musica hai dato la possibilità di bere a persone che prima non l’avevano. Ho cercato di raccontare che 300 artisti si sono uniti, da 12 anni, per portare avanti un progetto umanitario a scopo benefico, che fanno realmente pozzi d’acqua. Mi sono sentito dire: “ma la notizia qual è?”.

E invece, parliamone! Cosa è stato fatto con il progetto Rezophonic? Ci dicevi che è nato tutto quando hai avuto sete in prima persona.

Sì, è nato tutto da un’esperienza del 2003, per cui ringrazio pubblicamente Icio de Romedis, un ex consigliere di AMREF, che mi ha introdotto in questo mondo pazzesco, nel quale ho scoperto che ci sono persone che si prodigano per aiutarne altre. Sono rimasto totalmente colpito dal mondo africano, non perché non abbia visto la povertà nella nostra città o nel nostro Paese, ma mi ha impressionato la dignità di persone che non hanno nulla e che si comportano come se fossero le persone più ricche del mondo. Persone sempre sorridenti e pronte a condividere quello che non hanno. Vedere scene in cui tu dai una caramella, o una maglia, a un bambino e lui corre dagli altri per dividerle, è una cosa che ti fa riflettere su quanto sei stato stupido il più delle volte nella vita a comportarti in certi modi. Quindi volevo semplicemente provare a dare qualcosa a qualcuno che non mi aveva chiesto niente. Questo percorso mi ha portato a credere nella musica, nei musicisti e abbiamo costruito 167 pozzi, 15 cisterne e 3 scuole, tra Kenya e Tanzania, nel Kajado. I pozzi portano i nomi degli artisti: quindi c’è il pozzo Mario Riso, il pozzo Pino Scotto, il pozzo Cristina Scabbia, e così via. Con questo quarto lavoro sto portando avanti il progetto di Icio.

Poco più di un mese fa tu hai suonato al concerto del 1° Maggio a Taranto. Com’è stato, che sensazioni hai provato?

È stata la prima volta che abbiamo suonato il singolo dal vivo ed anche la prima volta che lo suonavamo insieme ai Lacuna Coil, perché in studio l’abbiamo suonato in momenti separati. Quindi senza prove, senza nulla, siamo saliti sul palco e ci siamo esibiti… abbiamo scoperto in corsa come poteva rendere la canzone dal vivo. L’esperienza è stata devastante. Perché, innanzitutto, suonare a Taranto il 1° Maggio è molto significativo per tutto quello che le persone di Taranto stanno vivendo. Condividere, poi, il palco insieme a tantissimi artisti che erano lì realmente per questa causa, è stata un’esperienza pazzesca.

Tu hai lavorato insieme a tantissimi artisti: ce n’è uno che ti ha colpito per qualcosa in particolare?

Io li ricordo tutti, perché ho vissuto la registrazione di tutti gli album di questo progetto in prima persona. Le canzoni le ho sempre scritte e poi condivise con altri artisti. Io dico sempre che, per me, Caparezza è un genio! La canzone “Nell’acqua” ha rappresentato qualcosa di fuori dal normale. Gli avevo chiesto se volesse dare il proprio contributo e lui gentilmente mi aveva detto di mandargli qualcosa da ascoltare. Mi ero messo a scrivere una canzone ad-hoc per lui, immaginando qualcosa che lo rappresentasse, e gliel’ho mandata. Dopo due giorni mi arriva il suo messaggio in cui mi dice: “Guarda Mario, questo brano proprio non mi piace. Onestamente non mi ispira”. Gli ho detto: “Va beh, guarda ne ho fatto anche un altro, io te lo mando”. Su questo, non ci puntavo assolutamente niente. E lui mi fa: “Oh, finalmente mi hai mandato qualcosa che non sia uguale a quello che già faccio io! Questo è il pezzo che mi piace!”. Gli ho parlato dell’acqua e di cosa dovesse parlare questa canzone, e lui è riuscito a spiegare in poche parole quello che io non sarei mai riuscito a raccontare. Per me leggere tu vuoi da me la verità, ma la verità non è né là, né qua, ma nell’acqua, è qualcosa di fenomenale.

Tastiamo il polso al Rock in Italia: oggi come siamo messi?

Eh, diciamo che siamo messi come sai. Purtroppo, io ho contribuito alla nascita di un canale televisivo che si chiamava Rock Tv, e ho visto il totale declino non solo del Rock, ma della musica in generale. Purtroppo evolversi non significa sempre migliorare. Nell’ambito della paesaggistica, l’evoluzione ci ha portati dall’avere cascate ad avere fiumi di cemento armato, e così anche nella musica: una volta c’era grande passione e grande dedizione, voglia di migliorarsi e fare sacrifici; oggi c’è la ricerca della scorciatoia a tutti i costi. Se una volta i tuoi miti erano i Led Zeppelin, i Deep Purple, gli Iron Maiden, dovevi saper suonare. Ora i miti sono gente che non sa suonare niente. Oggi canta chiunque e non c’è filtro nel decidere quando sei pronto o no. Una volta, pubblicare un disco era un punto di arrivo, ora è un punto di partenza. Io ricordo che prima di pubblicare il mio primo album, ho fatto quattro anni in sala prove con i Royal Air Force. Dopo quattro anni ed un repertorio enorme, si faceva una selezione e si pubblicava l’album, perché c’era qualcuno che diceva “sei pronto, ok lo pubblico io”.

Oggi, dei giovani, c’è qualcuno che ti piace, che segui con particolare attenzione?

Devo per forza parlare di una band in cui sono coinvolto, che si chiama MotelNoire. Una band che ora è in tour con le Vibrazioni, ha già pubblicato un disco e sta uscendo con un singolo nuovo. A me piacciono a tal punto che ho deciso di lavorare per loro, ci credo molto. Mi piace la storia che raccontano, perché sono dei ragazzi di 40 anni, che raccontano che a 40 anni non si è vecchi per fare le cose, quindi si sono rimessi in gioco come se fossero degli adolescenti. Stanno facendo una vita di semina, ma partendo da un’età in cui solitamente si raccoglie. E questa è una cosa che mi fa tanto piacere. È una scommessa ed è una bella storia della vita.

Concludiamo con un grande classico: progetti per il futuro? Sogni nel cassetto?

Adesso partiremo in tour, non un vero e proprio tour, sono circa una decina di date, in accompagnamento all’uscita del disco. Gireremo l’Italia con i Rezophonic, la prima tappa coincide coi Lacuna Coil. Il 3 Luglio, a Legnano, suoneremo al Rugby Sound Festival, dove sono previste 10mila persone. E poi, fino ad Agosto o Settembre, avremo una serie di date, e chiuderemo questo periodo con la festa dei primi 20 anni del May, suonando come Rezophonic insieme ad alcuni membri dei Lacuna Coil. Nel mentre, sto pubblicando il mio nuovo video batteristico, di sfida tra rumoristi, diciamo. Per i sogni nel cassetto, ne ho milioni, come tutti. L’unica cosa che mi piace dire è che i miei sogni nel cassetto si sono sempre avverati… quindi è solo questione di tempo! Devo solo tirarne fuori uno alla volta.

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