Salerno è mia e la difendo

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Devo dire che ho proprio avuto questa sensazione da quando ho ricominciato a frequentarne gli abitanti. Ognuno di loro contribuisce alla sua bellezza, alla sua grandezza. La protegge come solo chi ama davvero può fare.

C’è una sorta di patto segreto tra loro, tra chi vive quelle stradine che in giorni ventilati profumano di salsedine. Per chi ha vissuto anche solo per poche ore la città, definirà quello che sto per scrivere come una grande idiozia. Per me Salerno è una cittadina silenziosa. Non sto scherzando. Intendo dire che zitta zitta, lenta lenta, è riuscita a farsi spazio nello scenario internazionale. Ha dovuto sgomitare coi grandi colossi, sicuramente più famosi di lei, ma, aiutata dalla sua gente (mi piace definirla così), è venuta fuori per lo splendore che la caratterizza.

Sono rimasta estremamente colpita da quello che accade nello scenario musicale della città. I ragazzi, la gente per strada, tutti direi, sono follower come di un’unica grande playlist. A prescindere dal genere, che può piacere o meno, la gente di Salerno, la sua gente, la osanna così, rivalutando e apprezzando etichette locali indipendenti, ascoltando quasi solo ed esclusivamente cantanti salernitani.Il sostegno non arriva solo dal basso, ma anche a livello amministrativo gli enti locali spalleggiano le attività connesse alla musica, che molto spesso è legata a sport (altra grande passione salernitana) e cultura.

Mi vengono in mente un paio di esempi (e poi vi faccio due nomi, dueddue): il Bitsfestival e il Santa Teresa Beach Soccer. Io li definisco eventi di aggregazione, durante i quali la gente si sente parte di un’unica comunità, con valori condivisi, anche se provenienti da quartieri diversi (ci sono belle differenze, lo sappiamo) della stessa città.

Il primo è una rassegna di cibo, sport e musica organizzato dall’associazione BITS (Basket in The Street) con lo scopo di sensibilizzare la comunità attraverso la passione per lo sport.Il secondo (ci sono un po’ più legata, lo ammetto) è l’evento organizzato nel posto che io faccio conoscere a tutti i miei amici da fuori, il posto di aggregazione salernitano per antonomasia, lo definirei. Ti siedi e addirittura hai i brividi guardando tutta la gente che si riunisce per seguire una partita di beach soccer, meraviglioso! E anche gli organizzatori (appassionati da morire) hanno allargato la visione dell’evento sportivo verso orizzonti altri. Il 4 agosto, per esempio, c’è stata la finale del torneo e a chiudere l’evento una grande festa con il concerto dei rapper Morfuco e Tonico 70 (anche beatmaker), coppia artistica consolidata, ormai, da più di vent’anni. Che spettacolo!

Anche seduti a prendere una granita al chiosco a Santa Teresa ci si ritrova catapultati in un’atmosfera particolarissima, con la musica da casse a tutto volume che liberano suoni dialettali. E la gente canta. Tutti conoscono le canzoni di Capo Plaza, Peppe Soks, i già menzionati Morfuco e Tonico 70, solo per citarne alcuni, perché ogni persona presente vuole issare e sostenere la bandiera di Salerno. Ragazzi (e non) di quartiere che hanno portato avanti il loro sogno con tenacia e caparbietà e si sono fatti valere tra milioni di note che risuonano nel mondo della musica.


Una cosa è chiara.

Solo se si crede davvero in qualcosa, è possibile raggiungerla (se, poi, arriva il calore della “tua gente” ancora meglio).

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